Shanghai 2011: vincono la 25K Cunha e Stoychev


Petar Stoychev appena dopo l'arrivo (foto shanghai-fina2011.com)

Sabato 23 Luglio a Jinshan City (Cina) si sono svolte le due prove della 25 chilometri, la distanza regina della specialità, dove trovano il successo Petar Stoychev ed Ana Marcela Cunha, mentre il gruppo italiano conquista un bronzo femminile.


Anticipate alle 6 di mattina per evitare quanto più possibile l’alta temperatura dell’acqua nel bacino di gara, le due prove si sono tenute con condizioni climatiche che hanno comunque condizionato la prestazione di diversi atleti, tra i quali anche quella degli italiani, tanto da obbligare quasi la metà dei concorrenti maschili al ritiro. Valerio Cleri ed Edoardo Stochino escono anticipatamente.
Cleri esce poco dopo il 19° chilometro, provato dopo quattro ore di gara a causa dell’alta temperatura dell’acqua costantemente sopra i 30 gradi, la temperatura esterna di 30° e con un tasso di umidità del 91%. Stochino chiude la sua gara quasi al 22° chilometro per crampi.
Il ritiro rammarica il duo azzurro perché erano stati sin dalla partenza parte del gruppo di testa. Per Cleri questo è il suo primo ritiro durante una gara.

Podio 25K maschile: da sinistra Vladimir Dyatchin, Petar Stoychev e Csaba Gercsak (foto shanghai-fina2011.com)

Nell’ultimo giro Stoychev aumenta il ritmo acquisendo il progressivo vantaggio sugli avversari che controlla sino alla fine.
Vince il bulgaro Petar Stoychev con il tempo di 5h10m39s80, secondo ad oltre 30 secondi di distacco il russo Vladimir Dyatchin che conclude in 5h11m15s60, terzo l’ungherese Csaba Gercsak in 5h11m18s10.

Al microfono Cleri afferma: “Mi dispiace ma non c’erano le condizioni per andare avanti. Siamo partiti con l’acqua a 30,5 gradi, forse qualche cosa in più e non hanno avuto il coraggio di interrompere la gara sin dall’inizio. Successivamente è uscito il sole. Penso che ci sia stato forse un atteggiamento irresponsabile da parte delle giuria. C’è bisogno di più rispetto per chi pratica questa disciplina e sono dell’idea sia necessario mettere tutti gli atleti nelle condizioni di gareggiare alla pari.”

Podio 25K femminile: da sinistra Angela Maurer, Ana Marcela Cunha ed Alice Franco (foto shanghai-fina2011.com)

La gara femminile ha visto le due atlete italiane parte del gruppo al comando, con una Martina Grimaldi determinata a condurre nell’ultimo giro, dove però forse pagherà il calo finale.

Dopo l’ultima boa di virata, negli ultimi 1000 metri la brasiliana Ana Marcela Cunha sale il gruppo, prende il comando e progressivamente acquisisce il vantaggio dalle avversarie grazie ad un’accelerazione in progressione, tallonata solo dalla tedesca Maurer che mantiene la posizione in scia. Dietro lottano per il terzo posto l’ucraina Olga Beresnyeva e le due azzurre Alice Franco e Grimaldi.

I primi due posti sono decisi, vince Ana Marcela Cunha in 5h29m22s90, seconda Angela Maurer in 5h29m25s00. Franco prova ad inseguire e prende i pochi metri che le garantiscono la terza posizione e chiude in 5h29m30s80. Martina Grimaldi tocca il traguardo in 5h29m36s20.

Per Alice Franco questa è la prima medaglia vinta ad un mondiale, risultato che arriva dopo la rinuncia di Giorgia Consiglio a causa del malessere nella gara d’esordio del fondo femminile.

Nel dopo gara Franco commenta: “L’emozione di vincere la mia prima medaglia mondiale è indescrivibile. Questa giornata è memorabile, non la dimenticherò mai. La medaglia la dedico a Giorgia che avrebbe fatto una grandissima gara. La 25 km è una prova difficile, l’acqua era caldissima, ma bisogna rimanere concentrati. Io ho fatto tanti esercizi mentali ed eccomi qui.
Le donne? Sono una garanzia, forse abbiamo un po’ di carattere in più
.”

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6 Commenti

  1. Maria scrive:

    Dopo il caso Crippen la Federazione dovrebbe aver imparato qualcosa sulle gare di gran fondo in acque dall’alta temperatura. E invece niente. La salute degli atleti viene messa a rischio pur di salvaguardare la manifestazione. Io sono convinta che non solo Cleri abbia fatto bene a ritirarsi, ma che gli atleti dovrebbero unirsi per fare delle richieste ufficiali alla FINA sul rispetto delle norme di sicurezza e sui criteri delle temperature (massime e minime). E credo che dovrebbero rifiutarsi di entrare in acqua quando vedono che le regole sono disattese.

  2. Alessandro scrive:

    Ma che spettacolo potrà mai essere vedere una buona fetta di concorrenti ritirarsi perché le condizioni di gara non sono accettabili e sicure?
    Eppure, quando la Federazione internazionale sceglie un posto dovrebbe per logica pensare quali siano le condizioni e le caratteristiche del luogo, per di più nel periodo quando si svolgeranno le competizioni.

    Alla fine succede che a scelte fatte, probabilmente per questioni economiche e pubblicitarie, gli organizzatori e giudici preferiscano per il triste “The Show Must Go On!”

    Ci vuole coraggio rimandare od ancor di più annullare una competizione ma, non credo sia da meno, anche la scelta di farla svolgere in condizioni pericolose od al limite.

    Credo che gli atleti dovrebbero costituire un organismo che li raggruppi, sia un loro rappresentate e parli per loro, facendo valere le loro necessità su Federazioni nazionali ed internazionali. A nulla vale purtroppo se un atleta si ritira di sua iniziativa perché le condizioni non sono sicure quando, invece, gli altri proseguono.

    In acqua l’atleta è per lo più un combattente e cerca di resistere ma quando si superano i propri limiti i rischi sono elevati. Il caso di Francis Crippen dovrebbe insegnare qualcosa ma, di tanto in tanto, c’è chi si dimentica.

    Voce agli atleti. A.

  3. pietro scrive:

    Ma, sono chiamate acque libere o cosa? Libere dice tutto!
    Ci sono atleti che tollerano acque a temperature inferiori e viceversa.
    E’ andata cosi ed ha vinto chi a digerito di più la temperatura alta.
    Un saluto.

  4. Maria scrive:

    Caro Pietro, non sono d’accordo. E’ cosa provata che le alte temperature dell’acqua mettono a rischio la vita degli atleti. In acqua infatti il classico “colpo di calore” non si percepisce in anticipo come avviene a terra. Il nuotatore rischia dunque di svenire in acqua. Cosa, come puoi ben immaginare, pericolosissima. Crippen è morto così.
    Si chiamano acque libere perché non sei confinato nei 25 o 50 mt di una vasca piastrellata, non perché tu ti senta “libero di morire”.
    Aggiungo: per le acque libere, come per qualsiasi altra manifestazione sportiva riconosciuta, esiste un regolamento. E il regolamento parla anche di temperature massime e minime dell’acqua. Dopo il caso Crippen la Federazione aveva detto che sopra i 30° ogni manifestazione oltre i 5km andrebbe annullata per salvaguardare la salute degli atleti.

  5. Kaliffo scrive:

    La Federazione italiana ha organizzato, per la 25km, i campionati italiani che valevano per la qualificazione ai mondiali a Piombino a inizio giugno, il tempo non è stato clemente e l’acqua era molto fredda, a quegli addetti ai lavori che hanno provato a dire che non c’erano le condizioni e che la temperatura dell’acqua era troppo bassa, è stato risposto che quando uno è bravo e forte lo è sempre, facendo disputare la gara con tanti ritiri.
    Io sono d’accordo con il fatto che gli atleti vadano salvaguardati sempre e comunque, ma non come fa comodo a qualcuno. E forse, visto che si sapeva da tempo che le acque erano calde in Cina, bisognava organizzare delle qualificazioni in un posto con acque più calde. Bisogna stare attenti a tutte queste cose se si è dei professionisti.

  6. pietro scrive:

    BOMBA LIBERA TUTTI….
    LIBERTA,, MIO IMPAVIDO.. CUORE.

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Chiusa la Fanzine NAL

12 Aprile 2013 -

LA FANZINE NAL CHIUDE DEFINITIVAMENTE!


Dopo aver provato anche la via delle sottoscrizioni ed aver costatato che non vi sono i numeri per far sopravvivere la fanzine, NAL decide di chiuderla definitivamente.

Parte dei contenuti e delle aree tematiche proseguiranno ad esistere sul sito della società sportiva e consultabile solo per coloro che sono iscritti.

A nome dell'intero Staff ringrazio coloro che ci hanno appoggiato, seguito, criticato, dato spunti per migliorare e per provare a credere ad un progetto che valorizzi il movimento del nuoto in acque libere, a volte poco considerato da chi invece dovrebbe migliorarne il posizionamento e la notorietà.

Un arrivederci nelle acque della nostra penisola. Buon nuoto!

Alessandro Pilati
Presidente NAL





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