L’impegno sportivo nei nuotatori master italiani: Rapporto preliminare per le Acque Libere


Nuotatori in azione (foto marhammattersonline.co.uk)

Il Dipartimento di Psicologia dell’Università di Bologna ha pubblicato i risultati della ricerca Impegno sportivo nei nuotatori Master, dove si evince l’importanza del contesto sociale nel sostenere la partecipazione sportiva negli atleti master.

Alla ricerca hanno partecipato 523 nuotatori master di nazionalità italiana, con un’età media di 39 anni (63% uomini, 37% donne), di questi 205 (il 39%) partecipano a gare in acque aperte ed i nuotatori in acque libere hanno un’età media di 41 anni (71% uomini, 29% donne).

Sono quattro gli argomenti di studio: l’allenamento, le esperienze nell’ambito del nuoto, gli infortuni e l’impegno sportivo.

Allenamento
Chi fa anche gare in acque libere si allena mediamente di più rispetto agli altri nuotatori: in totale 6,3 ore a settimana contro le 5,9 ore a settimana.
Il 77% si allena con una squadra seguita da un allenatore per 4/4,5 ore a settimana, il 36% si allena con una squadra non seguita dall’allenatore per circa 3 ore a settimana, il 53% si allena anche da solo per una media di circa 3 ore a settimana.
Estendendo questi dati al campione generale, la percentuale di chi si allena con una squadra seguita dall’allenatore sale all’82%, mentre si riduce al 42% la percentuale di chi si allena completamente da solo.

Il 76% di chi partecipa a gare in acque libere completa il proprio allenamento con altre attività, mentre per il campione generale questa percentuale scende al 70%. Mediamente il tempo dedicato a queste attività è di circa 3,2 ore settimanali per chi gareggia anche in acque libere, mentre è di circa 3 ore per il campione generale.

Fra le attività più praticate da chi nuota in acque aperte ci sono altre attività aerobiche, come bici, corsa e triathlon (praticate dal 42% del totale), pesistica in palestra (praticate dal 27% del totale), mentre una percentuale minore (il 15% ) pratica altre attività meno orientate alle capacità condizionali, come allenamento mentale, yoga o stretching. Tendenzialmente chi fa anche gare in acque libere pratica più attività aerobica, meno palestra e più allenamento mentale rispetto al campione generale.

Esperienze nell’ambito del nuoto
Fra i nuotatori in acque libere la percentuale di ex-agonisti è inferiore rispetto quella del campione generale: il 32% di chi fa gare in acque libere è stato precedentemente un agonista, mentre la percentuale generale di ex agonisti è del 43%. Inoltre, fra i nuotatori in acque libere risulta una percentuale maggiore di persone che non hanno fatto nessun percorso di formazione nell’ambito del nuoto (istruttore o allenatore), circa il 78% rispetto al 70% del campione generale

Infortuni
La percentuale di chi ha avuto almeno un infortunio legato al nuoto nella propria vita non presenta sostanziali differenze fra chi gareggia in acque libere ed il campione generale. Tuttavia fra chi nuota in acque libere si registra una maggiore percentuale di infortuni da sovra-utilizzo (28% contro il 23% del campione generale).

Anche riguardo agli infortuni acuti, dovuti a traumi o contusioni, non vi sono sostanziali differenze e generalmente hanno colpito poco più del 10% dei nuotatori.
Come prevedibile chi fa gare di fondo in acque aperte risulta più soggetto a ipotermia o disidratazione, tuttavia gli atleti master che hanno segnalato questo tipo di infortuni sono stati solo 7 su 205 (circa il 3%).

Impegno sportivo
A riguardo dell’impegno sportivo, la media dei punteggi relativi all’impegno funzionale (coinvolgimento, piacere, soddisfazione nel praticare il nuoto) è maggiore rispetto all’impegno obbligatorio (senso del dovere e dell’autodisciplina nel praticare il nuoto): 4,5 contro 2,2, su una scala Likert da 1 (non è affatto vero per me) a 5 (assolutamente vero per me).

Il divertimento presenta una media più alta (4,5) rispetto agli investimenti personali (4) e alle opportunità di coinvolgimento (3,4), mentre l’attrattività delle alternative presenta la media più bassa (2,1). Anche l’ambiente sociale presenta una media più alta per quanto riguarda il supporto (3,4) che per quanto riguarda le costrizioni (1,7).
Tutti questi punteggi sono pressoché identici per chi fa gare in acque libere e per il campione generale, dove l’unica differenza è nel supporto sociale fornito dall’allenatore che per i nuotatori in acque libere presenta una media lievemente più bassa: 3,3 contro 3,6.

Informazioni e materiali della ricerca sono disponibili sul sito del Gruppo di Ricerca Comunicazione del Rischio del Dipartimento di Scienze dell’Educazione.

link downloadSCARICA IL DOCUMENTO DEL REPORT PRELIMINARE DELLA RICERCA

NAL ringrazia per il contributo il Dott. Giampaolo Santi ed il Prof. Luca Pietrantoni

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Chiusa la Fanzine NAL

12 Aprile 2013 -

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A nome dell'intero Staff ringrazio coloro che ci hanno appoggiato, seguito, criticato, dato spunti per migliorare e per provare a credere ad un progetto che valorizzi il movimento del nuoto in acque libere, a volte poco considerato da chi invece dovrebbe migliorarne il posizionamento e la notorietà.

Un arrivederci nelle acque della nostra penisola. Buon nuoto!

Alessandro Pilati
Presidente NAL





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