Intervista a Marco Paghi


Marco Paghi con in mano il gagliardetto della traversata Cavo-Follonica

NAL ha intervistato Marco Paghi, nuotatore senese classe 1959 ed icona del nuoto italiano sia come atleta sia come parte dello staff della Nazionale, da qualche anno è tornato a partecipare alle gare di nuoto in mare ed a realizzare nuovi progetti.


Cosa ti ha spinto a tornare nel 2004 a partecipare alle gare in mare dopo 15 anni di inattività?
In realtà non sono mai rimasto totalmente inattivo. Magari nuotavo solo una volta la settimana o forse anche meno, però cercavo di fare attività sportiva appena potevo.
Quello che voglio dire è che, per me, l’attività sportiva è un qualcosa che fa parte possibilmente del quotidiano. In pratica, l’unica cosa che non facevo era partecipare alle gare.
Tra il 2003 ed il 2004 c’è stata l’apertura di due piscine coperte vicino a dove abito e per la prima volta in vita mia ho visto la possibilità d’allenarmi con una certa continuità.
Poi, la curiosità di vedere se ad una certa età riuscivo ad ottenere qualche risultato interessante ha fatto il resto.

Come è cambiato il nuoto in acque libere da quando, prima come atleta e successivamente come medico, facevi parte della nazionale?
Innanzitutto sono cambiati i numeri. Ogni anno alle gare aumentano i partecipanti. Era uno degli obbiettivi che il movimento si era prefissato agli inizi degli anni ottanta: farlo diventare uno sport popolare.
Con i numeri ovviamente sono aumentati i problemi organizzativi: è infatti sempre difficile garantire la sicurezza in acqua quando nuotano contemporaneamente oltre 100 persone.
L’interesse d’aumentare il numero dei partecipanti, di cercare di garantire la sicurezza e di fare un po’ di cassa con le inscrizioni ha di conseguenza comportato una prevalenza delle gare con distanza corta, sia nel circuito FIN sia in quello UISP.
Si tende a diminuire le distanze per accontentare la maggioranza, ci si inventa circuiti sempre più strani per cercare con poche barche di tenere tutto sotto controllo e se il mare non è perfetto c’è chi contesta. Basta un poco di mare mosso per pensare di rinviare la gara e se, di contro, invece viene fatta fare non si è esenti dalle lamentele.

Secondo me, la realtà del nuoto in acque libere di oggi sta snaturando questa specialità. Quando ho cominciato nuotavamo in qualsiasi condizione di mare, ogni anno aumentavano le gare con le distanze lunghe, i percorsi erano possibilmente in linea retta senza fare tanti giri in un circuito.
Quello che noto e mi preoccupa è di vedere una tendente forzatura a far sembrare il nuoto in acque libere il più simile a quello in piscina. Il risultato non può che essere una brutta imitazione.
Questo sport non può essere una imitazione della piscina, anzi, nasce proprio come superamento dei confini fisici imposti dal nuoto in vasca.

La caratteristica fondamentale di questo sport è il senso dell’avventura, che solo gli spazi sconfinati come in questo caso il mare possono dare.
Più si limita questi spazi con boe e corsie tanto più ci si avvicina alla realtà della piscina, più accorciamo le distanze tanto più si limita il senso di avventura e il piacere di nuotare.
Del resto la prima gara ammessa ufficialmente ai Campionati del Mondo di Nuoto è stata la 25 chilometri, allora percorsi in linea retta con una barca d’appoggio per ogni nuotatore. Tutto un altro fascino.
Ora invece ai Campionati del Mondo, agli Europei ed ad altre manifestazioni vediamo solitamente un percorso di 5 chilometri da rifare più volte, con tutti i nuotatori che stanno in gruppo attenti a non prendere troppo presto l’iniziativa. A me pare uno sport molto differente rispetto a quello che conoscevo e praticavo quando ero agonista.
Non ho ricette e non ho rimedi, forse avrei qualche suggerimento ma di fatto pare che la strada intrapresa sia questa che ho espresso e che a tutti gli addetti ai lavori, nuotatori compresi, pare vada bene così.
Il nuoto in acque libere è cambiato rispetto a venti, trenta anni fa. Non mi pare in meglio.

C’è un gara più o meno recente che per te è stata la più importante?
Da atleta Agonista (anni ’80) non ho risultati a cui sono particolarmente legato perché, per me, almeno una volta sono state tutte vittorie importanti. In quegli anni le gare erano tutte tra uno e cinque chilometri ed il mio obiettivo era vincerle tutte a livello assoluto almeno una volta.
Le gare di Gran Fondo erano sempre di carattere internazionale, dove mi sono spesso piazzato ma la vittoria è venuta solo due volte.
Da atleta Master la gara che mi ha dato le emozioni maggiori è stato il Campionato Italiano sui km 25 a Palermo nel 2005

Penso che per tutto il movimento siano state importanti le prime tre edizioni della Ponza – San Felice Circeo di circa 40 Km (1986, 1987, 1988).
A mio avviso è stata quella manifestazione, soprattutto la prima edizione, voluta provocatoriamente dalla FIN per vedere chi fossero mai questi nuotatori di “mare”, tanto da essere “apriacque” per la costituzione delle prime squadre nazionali ufficiali a partire dal 1987 in poi.
Nel 1986 sono arrivato secondo ma nel 1987 ho rischiato di vincerla ed invece sono arrivato quarto. Non sempre le gare più belle sono baciate dal risultato finale.

Lo scorso anno sei stato protagonista della traversata in solitario Portoferraio – Piombino. Come nasce l’idea?
Nasce dal ragionamento che ho espresso prima: mi sono chiesto cosa potevo fare per rimettere al centro dell’attenzione il nuoto vissuto come senso dell’avventura, come piacere di nuotare.
Mi sembrava che mancasse in Italia una traversata di Gran Fondo ben regolamentata. Mi piaceva l’idea di creare una gran fondo vecchio stile a cui potessero partecipare sia gli agonisti sia i master.
Nel tentativo di rendere tutto il più trasparente possibile e di spiegare le motivazioni e gli scopi ho creato il sito internet Nuotodame.it, che invito tutti a visitare.
L’obiettivo principale e dichiarato era quello di lanciare una sfida indiretta ai master ed agli agonisti, con un regolamento di partecipazione ben preciso. L’idea di per sé non è originale, esistono realtà del genere come la traversata della Manica ed anche quella dello Stretto di Messina.

Credo che nella mia idea ci sia l’originalità di avere dato il via a qualcosa veramente alla portata di molti, sia economicamente sia come distanza da coprire (25 chilometri).
Provocatoriamente domando: ma se vogliamo fare una Gran Fondo, con le disparate motivazioni che ognuno porta dentro, c’è tanto bisogno di andarsene sino alla Manica?
Sono dell’idea che la miglior scelta sia nello starcene a casa nostra, dove il bel mare non manca, e creiamo noi stessi una traversata di grande fascino e prestigio.

Ho proposto il percorso Portoferraio – Piombino. Essendo toscano mi sembrava giusto farlo nella mia regione. Tra l’altro, il percorso è molto bello soprattutto nella parte finale, abbastanza insidioso tecnicamente ma soprattutto omologato e molto chiaro.
Ho fatto da “apri-acque” l’11 Luglio 2009, con un successo superiore alle mie aspettative ed ora sono ancora più convinto dello scorso anno d’avere fatto una scelta giusta.

Ho la presunzione di aver dato al movimento del nuoto in acque libere qualcosa che mancava, se poi, invece, ne risulterà un semplice contributo senza seguito, resterà il fatto che mi sono divertito!

Quest’anno hai tracciato una nuova via, da Cavo a Follonica. Come nasce questa scelta?
Da motivazioni decisamente diverse rispetto a quella precedente. La Portoferraio – Piombino l’ho fatta per gli altri, la Cavo-Follonica l’ho fatta per me.
Innanzitutto, non è una nuova via. Esistono dei precedenti anche se, nonostante il mio interessamento, non sono stato in grado di ricostruirli.

Quando pensi ad una traversata in Toscana la Cavo-Follonica è la prima che ti viene in mente, basta prendere una cartina geografica della Toscana.
Quest’esperienza mi mancava; era un omaggio agli amici di Siena e di Follonica, in particolare a Mauro Lombardi follonichese ultraottantenne grande appassionato di questo sport.

Per far parlare di questo sport alle persone glielo devi portare a casa. La popolarità del ciclismo nasce anche dal fatto che ti passa a pochi metri da dove abiti. Così, la mia idea nasce da questo assunto, portare il nuoto davanti alla spiaggia e quella di Follonica è la spiaggia dove sono concentrate più persone che mi conoscono.
Per anni in tanti me lo avevano chiesto ma, per realizzare una traversata ci vuole l’impegno di molti.

Nel 2009 anche grazie alla Portoferraio-Piombino si sono creati casualmente e spontaneamente dei presupposti. Il mio merito è stato raccoglierli e concretizzarli. Anche la Cavo-Follonica è stata omologata, nel caso qualcuno la volesse ripetere.

Quali sono le differenze tra le due traversate e quali sensazioni e ricordi associ ad ognuna di essa?
La principale differenza è tecnica: nella Portoferraio-Piombino è probabile che si debba nuotare un bel pezzo controcorrente, nella Cavo-Follonica è più probabile che si trovino delle correnti a favore.
Le distanze sono simili, la prima 25 chilometri e la seconda 30. Su distanze del genere sono dell’idea che 5 chilometri non facciano una sostanziale differenza. Le correnti del canale di Piombino ci sono in entrambe, anche se sulla carta la prima è più insidiosa.

La preparazione e le ansie della vigilia sono le stesse. Nel mio caso la vigilia della Cavo-Follonica è stata più difficile per motivi personali.
In entrambe, nei giorni precedenti vi era stato maltempo e questo è un aspetto veramente stressante.

Nella Portoferraio-Piombino la vera novità per me è stato tutta la gestione dell’evento con i media. L’arrivo è stato indimenticabile.

Nella Cavo-Follonica ho cercato di mettere a frutto l’esperienza dell’anno precedente. Diciamo che ero più preparato con i media ed all’arrivo c’era più gente rispetto la Portoferraio-Piombino, come d’altronde mi aspettavo alla vigilia.
Essendo un percorso in linea retta la Cavo-Follonica è stato un percorso più intuibile per tutti e forse ha affascinato di più il pubblico.

Quali altri progetti hai nel cassetto?
Uno c’è ma per scaramanzia non dico nulla. Mi piacerebbe vedere che altri si confrontino con ciò che ho fatto io. Vorrebbe dire che la mia idea era giusta, nella speranza di poter essere ancora utile a tutto il movimento con idee e proposte.

Cosa pensi del nuoto in acque libere in Italia?
Penso che sia uno sport che ha grandi tradizioni, con grandi campioni. Non scordiamoci che in tutte le manifestazioni internazionali, con l’unica eccezione dei Mondiali del 1994, siamo sempre andati a medaglia.
Come già detto mi sembra una realtà in continuo crescendo di partecipanti ed in pieno fermento organizzativo. Spero che tutto ciò porti anche a dei continui miglioramenti.

Cosa consiglieresti a chi decide di cimentarsi in questa disciplina?
Innanzitutto deve amare il mare. Poi gli consiglieri di nuotare in mare con un orologio al polso e di provare a nuotare da solo per un’ora in modo continuativo senza cercare di guardarlo. Quando, verificando il tempo trascorso, noterà uno scarto di massimo cinque minuti rispetto all’ora dovrà porsi due domande: se si è divertito e se ha avuto la sensazione che il tempo sia passato velocemente.
Quando entrambe le risposte sono affermative deve riprovare il giochetto per averne conferma.
Suggerisco di riprovare lo stesso gioco col mare mosso ed anche, se possibile, con l’acqua fredda. Se le risposte sono sempre positive si è pronti per partecipare ad una gara di mezzofondo.
Ricordo di non confidare che in caso di difficoltà ci sia qualcuno dell’assistenza che ti veda e ti aiuti. Si deve essere pronti a nuotare da soli anche in condizioni non ideali e non contare sull’aiuto di altri.
Questa è la premessa per affrontare la propria prima gara in acque libere.

SCHEDA ATLETA

NOME: Marco Paghi
LUOGO E DATA DI NASCITA: Prato, 29 Gennaio 1959
SOCIETA’ DI APPARTENENZA: G.S Velathri Nuoto
SPECIALITA’ NATATORIA: Nuoto Mezzofondo e Fondo
MIGLIOR RISULTATO IN CARRIERA:
3 titoli Italiani Assoluti di Mezzo Fondo (1981, 1982, 1985)
2 vittorie alla Portofino-Sestri Levante sulla distanza di 16 Km (1982 e 1984)

BREVE BIOGRAFIA SPORTIVA:
Inizio dell’attività agonistica nel 1969 a 10 anni, affronta le prime gare nelle acque libere nel 1978.
Cessa l’attività agonistica nel 1989 e specializzato in Medicina dello Sport e Medicina del Lavoro è responsabile medico della Nazionale di Nuoto Fondo e Gran Fondo dal 1990 al 1996, partecipando a tre Campionati Europei ed ad un Mondiale.
Nel 2004 riprende come atleta Master a partecipare alle gare in mare e nel 2009 organizza la prima traversata in solitaria.

Risultati di Marco Paghi con la Nazionale
Tra il 1983 ed il 1989 partecipa con la Nazionale a gare internazionali di Gran Fondo e rappresenta l’Italia ai primi Campionati Europei del 1988.

Campionati Nazionali Acque Libere
Titolo Italiano Assoluto di Mezzo Fondo 1980
Titolo Italiano Assoluto di Mezzo Fondo 1981
Titolo Italiano Assoluto di Mezzo Fondo 1985

Altri risultati di nota
Diversi piazzamenti a podio ai Campionati Italiani Master UISP e FIN e diversi titoli regionali.
Campionati Italiani Assoluti di Palermo 2005, 25 Km – 1° Master (7° Assoluto)
Traversata in solitario Portoferraio-Piombino 2009 (25 Km)
Traversata in solitario Cavo-Follonica 2010 (30 Km)

3 Commenti

  1. san3 scrive:

    Se si facesse una gran fondo Portoferraio-Piombino aperta ai masters parteciperei senza esitazione ed immagino che sarei in buona compagnia!

  2. luigi giannotti scrive:

    complimenti

  3. roberto scrive:

    Bravo Marco, le tue considerazioni sono azzeccate,oggi le gare in acque libere sono completamnte stravolte vuoi soltanto per la possibilità della “scia” ammessa,al contrario di un tempo, molti atleti non riuscirebbero a concludere addirittura molte gare .Le acque libere oggi non esistono praticamente più, tra costumi tecnologici e scie di gruppo si è perso il vero senso di quell’avventura -sfida che caratterizzava lo spirito fondamentale di questo sport. Ci stiamo avvicinando ad una sorta di “ciclismo” in acqua dove la squadra più forte prende il sopravvento …

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Chiusa la Fanzine NAL

12 Aprile 2013 -

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Alessandro Pilati
Presidente NAL





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