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Il costo energetico nel nuoto – PARTE 2


Atleti in azione (foto laurinswim.com)

Questa è la seconda parte dell’articolo “Il costo energetico nel nuoto”: leggi la prima parte pubblicata la settimana scorsa.


Costo energetico e grasso corporeo
Esiste una differenza del costo energetico tra maschi e femmine determinata dalla percentuale di grasso corporeo che distingue i due sessi, mediamente maggiore nelle femmine.

Grazie a questa maggiore percentuale di grasso, le femmine hanno un miglior galleggiamento e devono consumare meno energia per galleggiare, questo perché il grasso ha proprietà di galleggiamento superiori a muscoli ed ossa.

Nella pratica, Paola Zamparo dimostra come a pari velocità di progressione, le femmine hanno un consumo d’energia inferiore ai maschi sino al 30%, questo anche perché viene assunto un miglior assetto idrodinamico.

Costo energetico e idorodinamicità
Il costo energetico è inversamente proporzionale all’idronamicità del corpo, vale a dire che più è ottimale la posizione del nuotatore in acqua e minore è il costo richiestogli per avanzare.

L’idronamicità ha diversi fattori che la caratterizzano, tra i quali le caratteristiche fisiche dell’atleta e la tecnica di nuotata.

Il peso specifico è diverso per ogni atleta ed è interessante notare che il grasso corporeo permette al nuotatore una maggiore galleggiabilità, quindi un migliore assetto durante la nuotata.
Come accennato prima, la differenza di costituizione tra femmine e maschi mostra che la maggiore distribuzione del grasso delle donne ne consente un miglior galleggiamento delle gambe in acqua ed una conseguente migliore posizione idrodinamica.
Diversamente, i maschi sono caratterizzati da gambe più muscolose e meno grasse, le quali tendono di conseguenza ad affondare ed a far assumere una posizione meno idrodinamica, con un aumento della resistenza all’avanzamento ed il conseguente dispendio energetico.


Figura 3: Costo energetico in funzione della velocità nei maschi e nelle femmine
Figura 4: Cambiamento del VO2 max negli uomini non allenati ed allenati in rapporto all’età

Altro aspetto che influisce sull’idrodinamica del corpo è la taglia, dove i nuotatori di statura inferiore hanno meno resistenza all’avanzamento durante il gesto atletico (drag), come ad esempio le femmine.

Ulteriore differenza tra femmine e maschi è il ridotto volume polmonare delle prime, determinandone la minorone spinta verso l’alto a livello del centro di galleggiamento, che combinata alla minore spinta verso il basso delle gambe consentono al sesso femminile di consumare meno energia per rimanere orizzontali in acqua.

L’idrodinamica del nuotatore aumenta anche grazie al grado della tecnica di nuotata e della velocità. Infatti, la maggiore qualità tecnica del gesto e la velocità permettono alle gambe d’alzarsi per effetto del drag, di conseguenza ne beneficia la scorrevolezza del nuotatore.

Costo energetico ed età del nuotatore
Il costo energetico aumenta con l’età, incidendo quindi sulla prestazione finale dell’atleta. Questo aspetto è collegato al calo del volume massimo di ossigeno (VO2 max) ed alla massima potenza metabolica che varia al variare dell’età.
L’andamento è comune sia per le persone sedentarie sia per quelle che praticano attività sportiva ai diversi livelli.

E’ evidente la differenza dei valori di VO2 max tra i sedentari e gli sportivi, dove le persone allenate hanno migliori valori massimi, in particolare per tra i soggetti più adulti.
Questa variabile influenza il grado di prestazione dell’atleta, perché maggiore è la capacità di consumare ossigeno durante il gesto atletico e maggiore sarà la potenza sprigionata.

Un atleta adulto dispone di capacità di consumo d’ossigeno sempre più ridotte, come ridotta è anche la massima potenza metabolica, tanto che con il passare degli anni il costo energetico aumenta a parità di prestazione.


Figura 5: Record americani nella corsa sui 100 metri in base all’età
Figura 6: Record americani nella corsa sui 10 chilometri in base all’età

Un riscontro del calo di prestazione in rapporto all’età lo si può avere prendendo i record americani degli atleti degli anni novanta nella corsa sulle distanze dei 100 metri e dei 10 chilometri. I grafici mostrano uno spiccato abbassamento della volocità nella breve distanza ed un graduale calo di prestazione sulla distanza di fondo, con sensibili cali verso i settant’anni.

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