FINA: lista dei costumi approvati per il 2010


Il costume hi-tech tradisce ai Giochi del Mediterraneo (foto news.ninemsn.com.au)

Il costume hi-tech tradisce ai Giochi del Mediterraneo (foto news.ninemsn.com.au)

Come da programma, il 2010 inizia con il giro di vite per i costumi da gara e “si ritorna al passato“.
La FINA ha pubblicato la lista dei costumi approvati e, a pochi giorni di distanza, la FIN ha comunicato che anche le competizioni nazionali di nuoto, nuoto di fondo e salvamento del 2010 terranno in considerazione il regolamento internazionale.


Nel comunicato stampa della FIN [scarica il PDF] viene precisato anche che fino a nuove disposizioni ed ulteriori specifiche della FINA sono consentiti i costumi in materiale tessile, sia per uomo sia per donna, purché non coprano alcuna parte degli arti superiori e/o inferiori.

Inoltre, SwimNews.Com informa che l’attuale lista dei costumi approvati dalla FINA riporta 247 modelli ammessi su 574 totali presentati.

L’alto numero dei costumi respinti è dovuto al fatto che non rispondono alle regole in vigore nel 2010 che la FINA ha definito nella Dubai Charter, in cui sono indicati i modelli non consentiti che aiutano l’atleta ad incremetare velocità, galleggiabilità e resistenza.

Tra i costumi accettati dalla FINA ricadono tacitamente quelli precedenti al 2008 perché non riportati in nessuna lista. Questo consente all’atleta di ritirare fuori dall’armadio il proprio costume in lycra od in nylon (non in poliuretano) ed utilizzarlo in gara senza incappare in sanzioni.

Cornel Marculescu, Direttore Esecutivo FINA, informa che dei 37 produttori di costumi che hanno presentato i loro modelli, 13 non hanno avuto nemmeno un costume approvato e 24 hanno visto respingere molti dei loro prodotti.
Dei 247 costumi approvati, Speedo detiene il maggior numero di modelli riconosciuti (44), seguito dal giapponese Descente (41), Asics (26), TYR US (26) e Mizuno (16).
I dati precisi saranno presentati durante il meeting del FINA Bureau, in programma il prossimo 14 e 15 Gennaio 2010 a Bangkok (Tailandia).

La vera novità è che la commissione di esperti, formata da quattro persone che costituiscono la FINA Swimwear Approvals Commission (Commissione FINA per l’Approvazione dei Costumi), non è una semplice pro forma ma sta lavorando sodo per portare standard e imparzialità nelle regole di competizione soprattutto nelle gare in piscina nell’interesse di tutti gli atleti.

Il gruppo della Swimwear Approvals Commission è composto da:
- Presidente Jan-Anders Manson, del Swiss Institute of Technology di Losanna
- David Pendergast, della University at Buffalo, State University of New York
- Brian Blanksby, della University of Western Australia
- Shigahiro Takahashi, della Chukyo University, Giappone

Ad un quinto membro delle commissione, nominato e rappresentante gli atleti, è stato chiesto di dimettersi perché possibile fonte di conflitto di interessi, viziato dal diretto legame con il proprio fornitore.

La nuova situazione dei costumi da gara sta creando alcune contestazioni da parte dei consumatori e dei negozianti.
In Australia, alle recenti competizioni Junior, i genitori si sono lamentati perché i propri figli non possono utilizzare il classico slippino in tessuto, ma sono obbligati ad utilizzare costumi precedenti al 2008 o ad acquistare i jammer ad un prezzo di 500 dollari australiani (pari a 320 euro ca.). Risulta pertanto un impegno eccessivo per un costume in tessuto come il jammer che non deve avere caratteristiche di performance particolari, dato che non può aiutare il nuotatore in velocità, galleggiabilità e resistenza.

I proprietari dei negozi, in contatto con SwimNews.Com, lamentano il fatto che non possono entrare in possesso di alcuni costumi approvati per il 2010 e si chiedono perché non consentire al consumatore di gareggiare con costumi più corti, dello stesso tessuto dei costumi a ginocchio approvati, ma che siano meno costosi.

La FINA è stata chiamata in causa anche per alcune incongruenze riscontrate su produtti che utilizzano la dicitura “FINA approved”, ma che vantano di migliorare le prestazioni, riportando una frase come questa “Buy me or race at a disadvantage” (Acquistami o gareggia svantaggiato).
Tutto ciò contrasta palesemente con il documento e lo spirito dell’articolo SW10.7, concordato a Roma lo scorso Luglio dalla maggioranza del Congresso FINA, la massima autorità della federazione internazionale.

Leggi l’articolo integrale di SwimNews.Com: FINA rifiuta più costumi di quelli che approva – di Craig Lord

5 Commenti

  1. daria meinardi scrive:

    La mia è una domanda:
    ma invece di stilare una lista di modelli, non era più corretto indicare una lista di materiali con cui è permesso fare i costumi e una di materiali proibiti?

  2. Editore scrive:

    Cara Daria,
    i costumi devono essere omologati e rispondere a diversi parametri che FINA ha definito. Questi vanno ben oltre al tipo di materiale per realizzare un costume da gara, come ad esempio: lo spessore del costume, i limiti di vestibilità del modello da donna e da uomo, non essere in grado di migliorare lo scorrimento del corpo in acqua, non consentire di trattenere l’aria, ecc.
    Per garantire un’equità dei prodotti disponibili sul mercato, stilare una sola lista di materiali consentiti sarebbe solo una scelta parziale.

  3. Karin scrive:

    Questo regolamento vale solo per gli agonisti? Quando si saprà qualcosa per quanto riguarda i master?
    Ciao, Karin

  4. Editore scrive:

    Cara Karin,
    a tal proposito abbiamo pubblicato la notizia flash Costumi hi-tech: proroga ai nuotatori Master.
    La FIN sta attendendo novità dalla FINA, che si riunisce il prossimo 15 e 16 Gennaio 2010 a Bangkok (Tailandia).

  5. Gabriele scrive:

    Un costume jammer in acque libere equivale praticamente al classico slip.
    Per non parlare dell’utilità che i costumi interi hanno nel proteggere il nuotatore dalle meduse, cavoli!
    Vedremo come andrà a finire. Io sono convinto che in acque libere ci voglia un capo tecnico che tenga conto di tanti fattori.

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12 Aprile 2013 -

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